Varcare la soglia progettuale

Lo studio dell’Architetto Franco Bertazzini si trova a Prato - No.11/4 di via degli Abatoni - all’interno di un’area urbana ariosa, piena di luce, circondata dal verde e dal profumo dei fiori distesi nei vicini balconi.
In primo piano la targa identificativa dello studio, esplicativa di una propensione etica verso la salvaguardia dei beni naturali.
Varcata la soglia una prima scalinata, sulla destra, ed una seconda, a sinistra, impegnano la volontà di successo dell’impresa. Un tributo involontario dovuto che accompagna, nel silenzio dei colori del giorno, la determinazione della definizione possibile di un progetto articolato e complesso.

Avanguardia creativa

Salite le scale e superata la distrazione momentanea di uno sguardo critico alla nuova, ampia, circostanza, sulla destra, la porta cromatica verde: un tempo di passaggio, l’attraversamento di un confine inconscio.
Pensieri, idee, analisi private, troveranno finalmente un interlocutore qualificato in grado di percepire e conformare desideri, sogni, paradigmi fattuali, suggerimenti costruttivi, ansie di spesa.
Una nuova targa, simile alla prima, conferma l’esattezza del posizionamento. Forse uno squillo, forse due, poco importa, le linee di confine si devono varcare, sempre. Diversamente, come potremmo parlare di avanguardia creativa!

Storia di una pipa che non c’é

La luce tenue di una lampada illumina l’attesa. Così è se vi pare, affermava Luigi Pirandello. Fa parte del gioco, chi apre ed accoglie, lo conferma l’esperienza della consuetudine, non è mai l’interlocutore voluto, prescelto, in precedenza individuato.
Risolutiva una seduta: necessaria. Per riesaminare gli appunti? Anche. Non sempre. Che sia vietato fumare lo si immagina. L’aria è pulita, l’ordine esemplare, nessuna traccia di virtuosi e capienti portacenere complici ceramici del vizio.
Gli architetti, si sa, sono esseri speciali, e se fumano, fumano la pipa, impeccabile manufatto dal design sinuoso, comoda per progettare, compagna eventuale di mille avventure di cantiere.

Consapevolezza

E’ tempo che sia tempo. E la porta di vetro viene aperta; una nuova linea di confine viene superata di slancio, con lo sguardo distratto da una seconda lampada che discretamente illumina la foto aerea di una città: probabilmente un tributo alla città di Prato.
Non c’è nessuna fretta. L’ambiente è piacevole e, ad onor del vero, non esistono tracce profumiere del Tabacco Latakia. Nessuna pipa!
L’atmosfera rilassante predispone alla conversazione ed amplifica il desiderio di conferme, di parole costruttive, di soluzioni perseguibili, di seducenti ipotesi da verificare, senza fretta, consapevolmente.

Opportunità progettuali: il team

A sorridere Daniel Tinti e Damiano Paoletti, giovani studenti universitari, iscritti da tempo alla Facoltà di Architettura della rinascimentale Università di Firenze.
A sinistra, disponibile e sicuro di sé, l’architetto Franco Bertazzini, il motivo principale della visita. L’incontro è gioviale, aperto, professionale. La conversazione animata, sciolta, coinvolgente.
L’atmosfera è creativa, pulsante, e gli interrogativi precedenti prendono forma, ogni titubanza confutata. Il nuovo incontro operativo, già concordato trasformerà la giornata vissuta in una giornata riuscita.

Le parole pronunciate

Comode sedute consentono di ascoltare, di interrompere, di ampliare un argomento, un dettaglio, una proposta ipotizzata.
L’orientamento è quello di concludere l’esecuzione dei lavori in un tempo ragionevole. Vengono presentate ipotesi, discussi dei particolari, affrontati ipotetici preventivi di spesa.
I numerosi progetti distesi con ordine sulla scrivania ascoltano e sorridono, anch’essi, a suo tempo, discussi ed approvati, e resi definitivi. Il vero processo creativo avverrà dopo, isolate le circostanze, fissati i paradigmi, stabilita una spesa di massima, aperta e richiusa la porta cromatica verde.

Poco prima, poccodopo: utopie temporali

“Per dare forma al riadattamento dell’interno possiamo anche ispirarci al contesto socio culturale dell’edificio”. Perché no, potrebbe essere un’idea, questa come molte altre che nasceranno stimolate dalla competenza, dalla creatività trasversale e liquida di un team giovane, motivato e qualificato.
Tuttavia, si sa, quando si inizia a lavorare su un progetto, un qualsiasi progetto, si sa da dove si comincia e non si sa mai dove si può finire.
Un nuovo e diverso punto di vista, un dettaglio trascurato, una qualsiasi circostanza è in grado di trasformare una situazione acquisita, una precedente chiave di volta considerata, poco prima, inconfutabile.

Tecnigrafo No. 1

Il fascino discreto di un tecnigrafo a pistone è incommensurabile. Solo ed unicamente chi ha avuto la fortunata possibilità di utilizzarlo, può comprenderne il fascino e l’importanza.
Un tecnigrafo parla, ascolta, convince di cambiare strada, borbotta, critica, approva, muove il capo da sinistra a destra, inesorabilmente; avverte, è risaputo, la pressione della matita e quando la punta non scivola silenziosa sul foglio come dovrebbe, il progetto nasce stanco, accartocciato su se stesso.
La stabilità viene meno ed il pistone s’imbizzarrisce, costringendo l’incauto creativo a tentare di cambiare matita o, preferibilmente, di rivedere i suoi appunti.

L’imprevisto: camera con vista

“Allo scopo di creare un ambiente interno confortevole e funzionale il progettista può sfruttare al meglio le condizioni fisiche prevalenti e limitare gli effetti di quelle più problematiche”.
Spesso l’approccio ad un progetto ha bisogno di un ambiente diverso, raccolto, intimo, al di fuori del tempo, apparentemente vicino ed in quel preciso contesto distante mille miglia dai rumori del mondo, dalle notizie, dai fatti del giorno.
Uno spazio creativo radioso, godibile ed attrezzato, a disposizione del cliente inaspettato, non previsto, che si sovrappone, come presenza operativa, ad una precedente visita concordata ancora in corso d’opera.

Tecnigrafo No. 2

Un secondo tecnigrafo, definito a bilanciere, indispensabile, come indispensabili sono le matite: HB, F, H, 2H. Le matite dell’architetto.
“Gli edifici di nuova costruzione costituiscono opportunità eccellenti per incorporare strategie sostenibili a basso consumo energetico, sostenibilità promossa attraverso l’utilizzo di una rete di produttori e di fornitori locali per generi di prima necessità e servizi; per ridurre al minimo l’impatto energetico si fa ricorso, dove è possibile, a materiale riciclato”.
Come a dire che anche la matita consumata dall’uso e ridotta a dimensioni impraticabili si può benissimo utilizzare inserendola in un cannello d’argento provvisto di un blocco ad avvitamento circolare.

Grammatiche espressive

Un terzo e riservato ambiente creativo si dimostra particolarmente adatto per conversazioni di ampio respiro, indicato per leggere, per chiassose riunioni di lavoro del team, e per incontrare clienti particolarmente esigenti supportati dalla presenza stimolante di un intero nucleo familiare.
“Spesso progettare significa individuare il sottile equilibrio tra sfruttamento dello spazio e protezioni da condizioni ambientali particolari”.
Gli stessi equilibri che si cercano all’interno di discussioni infinite sulla soluzione di un problema, sul valore peculiare di un dettaglio, sulla possibilità o meno di una veduta, sulla reale fattualità di un espediente risolutivo.

Rigore & Disciplina

La scrivania dell’architetto Carmine di Giorgio non presenta lati oscuri, caos creativi, sovrapposizioni inutili. Lo stretto necessario è disposto per evitare allo sguardo inutili percorsi di ricerca.
“La narrazione, in architettura, è un espediente che descrive la storia di un edificio. Di solito consiste in una serie di eventi che svelano gradualmente la natura o il carattere dello spazio, del fabbricato o del complesso. Il progettista può comunicare molte cose differenti: la storia, la geologia o la geografia, un marchio, un’identità professionale, o ancora le relazioni reversibili con altri elementi”.
Gli orpelli non abitano qui. Telefono, matite, calcolatrice, cuffie, un dipinto ad olio pieno di virtù.